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sabato 10 giugno 2017

Vinci su te stessa e sii felice


Quella volta me la ricordo bene.
In realtà ero convinta di aver già avuto la mia vittoria, ero passata dall'essere spalmata a terra azzerbinata, ad una posizione molto più elevata: avevo conquistato l'indipendenza e ora avevo la mia sedia, potevo mettermi seduta e non permettere più a nessuno di calpestarmi.

Da qualche tempo infatti pensavo di essermi messa al sicuro, infilata in un preservativo gigante mi proteggevo dalle possibili contaminazioni affettive, dal dolore ma anche dalla gioia.

Nutrivo la mia vanità con la compiacenza e ignoravo completamente il senso della compassione.

Ma stavo bene, o così pareva, piuttosto allegra e spiritosa, anche se un po' defilata, con un piede sempre fuori dalla porta.
Scansavo le contraddizioni, le complicazioni e il confronto.
L'idea di affrontare altre difficoltà non mi piaceva per niente e alla prima percezione di dolore avevo già pronta la mia via di fuga.

Però quella volta me la ricordo bene. Avevo deciso di provare ad alzare un po' l'asticella, cominciavo ad osare pensare di meritarmi una felicità meno effimera, una felicità autentica, solida.

Con questo pensiero in mente quella mattina, non solo mi ero alzata un'ora prima e avevo fatto un'ora di Daimoku, ma avevo anche deciso che qualunque cosa fosse successa avrei continuato a farlo per almeno un anno. E poi ancora, per tutta la vita.

Non avevo più pensato “per tutta la vita” da un sacco di tempo e già questo mi fece sospettare di aver dato il via a qualcosa di inarrestabile...

Poi il resto venne da sé: cominciai con l'alzarmi completamente in piedi e spalancando la porta scoprii che non avevo più bisogno di nessuna via di fuga.

Provai a guardare la mia vita dall'alto per capire cosa dovevo cambiare e vidi che era già cambiata.

Sì, quel giorno avevo accettato le conseguenze del mio desiderio di andare oltre al quieto vivere, di aprire il cuore e accogliere gioia e sofferenza.

Non volevo più scappare, avevo vinto su me stessa.


Produrre dolcezza


venerdì 30 ottobre 2009

volare più alto


Volare alto non è solo meglio per via della vista aerea.

Diciamo che è anche più sicuro.

Ieri per esempio volando a mezz'aria, piena di titubanze, sono stata tirata giù da una schioppettata indirizzata forse ad un fagiano.

Così mi sono ritrovata a volare rasoterra, che è una cosa terribile, peggio di camminare. E il bello è che ogni volta che sentivo arrivare le correnti ascensionali, che mi avrebbero potuto riportare in quota, io, tanto per pararmi il culo giocavo al ribasso.

In realtà avevo solo paura che, una volta arrivata lassù, avrei dovuto tenermi "all'altezza". Prendermi tutta la responsabilità del privilegio.

Molto più comodo lasciarsi andare giù.

E continuare a strisciare.