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lunedì 22 agosto 2011

scuola del fiume/anno 3°



Pensavo di fare forca questa estate. Insomma dicevo, cosa mai avrò ancora da imparare da questo fiume?
Ma la mia compagna di banco, fiumarola fin dalla nascita, non ha voluto sentir ragioni. Lei e il suo cane mi hanno prelevato direttamente dalla portineria per consegnarmi un altra volta al Trebbia.
Direi proprio che ha fatto bene dato che questa sessione teneva in serbo l'insegnamento più importante.
Lungo il tragitto siamo state sottoposte a diversi test, tipo sparizione di strade e apparizione a sorpresa di nuovi paesaggi. Nient'altro che espedienti per introdurci nel vivo del tema di quest'anno: la trasformazione.
Quello che abbiamo ritrovato era esattamente lo stesso tratto di fiume dell'anno scorso: stesso luogo, stessi ciotoli e stesse piante a fare da cornice, ma contemporaneamente era profondamente mutato.
Sia il lago che l'isola su cui un ignoto bagnante si esercitava nell'Arte di Aspettare erano spariti. Anche l'acqua al primo assaggio sembrava un'altra, molto più tenera ed accogliente, meno mordente, ma cercando bene ecco che nascosto tra i flutti abbiamo ritrovato il nostro tapis roulant liquido, dove puoi nuotare per ore senza spostarti di un centimetro.
I ciotoli invece, che dapprima sembravano i soliti, inermi da tempo immemorabile, beh, loro osservati da vicino hanno dato la prova provata della vera essenza della lezione: erano tutti, nessuno escluso, rivoltati!

martedì 13 luglio 2010

a scuola dal fiume


Almeno una volta l'anno, quasi sempre d'estate anche se a volte non mi lascio sfuggire qualche piccola sessione invernale, cerco di frequentare la scuola del fiume.

Magari cambio fiume, spaziando dal Ticino al Trebbia passando dall'Adda.

E' comunque Fiume, le cose che insegna non cambiano.
E' educazione di base. Essenzialità.

Non altrimenti si potrebbe dire dei Mari.

Si, certo. Anche il Mare insegna, spesso incide nel profondo le sue lezioni. Ma è un'altra materia.

Così comincio ad osservare: l'acqua che lo abita. E' acqua, è Fiume, eppure non è mai la stessa, è il principio dell'impermanenza che governa ogni aspetto della vita.

Ma accanto a rivelazioni così impegnative ce ne sono tante altre più leggere.

Per esempio, a nuotare controcorrente spesso non si procede. Però se ti impegni puoi mantenere la posizione, puoi resistere senza farti travolgere. E solo questo piccolo fatto è capace di consolidare la tua autostima.

Poi ci sono i sassi sul fondo. Ognuno di loro possiede un lato nascosto. Un lato buio.

Ai sassi grandi invece ti ci puoi appoggiare e approfittare così di un differente punto di vista.

Ma il motivo principale per cui, anche quest'anno, ho avuto bisogno di andare a scuola dal Fiume è l'Arte dell'Aspettare.

Non ero certo io la sola allieva. Una domenica ho visto un signore che è restato tutto il giorno su un isolotto in mezzo al Trebbia con due sdraio perfettamente equipaggiate di asciugamani. Se ne stava lì buono buono. Aspettava.

L'ho visto andare via nel tardo pomeriggio. Ha ripiegato le sue due sdraio e se n'è andato. Da solo.

Io non sono certo così virtuosa.
Basta un nulla a distrarmi e dopo un po' mi stufo e mi butto in acqua.

Mi sa che che anche quest'anno mi toccherà ripetere.


giovedì 4 giugno 2009

sassi


Ho inaugurato il mese nuovo con un pic nic sul Ticino.

Tanti anni fa, nel pieno della mia prima vita, ci andavo spessso. Allora cavalcavo una Gilera Gialla e correvo giorno e notte, padrona del vento e dei chilometri. Una volta, di notte, ho organizzato un pic nic. Era un pic nic per zanzare, loro hanno gradito molto. I miei amici un po' meno.

Sono rimasta ad osservare i sassi. Quelli asciutti sulla riva e quelli che si lasciano bagnare dall'acqua. Ho osservato, girandoli da tutti i lati, i sassi che mi porto nel cuore. Come un bagaglio calcificato che ormai si confonde con la mia stessa carne fino ad averne modificato la struttura. Ma questo fa parte della vita. Siamo materiale modificabile, in continua trasformazione.

Proprio come il fiume. Non è mai la stessa acqua quella che ci abita.