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mercoledì 29 giugno 2016

un lento abbandono


Alla fine l'ho fatto. 
L'ho lasciata.  Abbandonata.
Erano mesi che ci giravo intorno ma non sapevo come fare. Pensavo ancora che forse avremmo potuto recuperare, superare la crisi e scoprirci più innamorate che mai.
Ogni giorno però il distacco cresceva. 
Ad un certo punto l'ho anche liberata, niente più lucchetto, che poi era anche assurdo: un ridicolo lucchetto viola che non poteva certo dissuadere un onesto ladro di biciclette. 
Ma lei no, lei non se ne voleva andare.
Ogni mattina me la ritrovavo pronta sulla rastrelliera: rimasta lì, anche senza essere chiusa, mentre altre pur dotate di Kryptonite, avevano già preso il volo.
Le dicevo: " vai, fatti una vita tua, lasciati andare, fatti prendere..." ma lei no, lei resisteva. Mi aspettava.
Pensava, con quel suo cervello cigolante e arrugginito, che forse, se si fosse dimostrata capace di aspettarmi, prima o poi sarei rinsavita, superando quella stupida infatuazione per i miei piedi e tornando  in sella. 
Invece hanno vinto loro, i miei piedi, dimostrandole che non si trattava di semplice infatuazione ma di Vero Amore.
Con loro vado dappertutto, che piova o ci sia il sole, anche con la gonna stretta. Qualche volta saliamo su di un tram di corsa e per un tratto restiamo semplicemente a guardare.
Loro mi seguono - o mi precedono?- in silenzio su e giù per marciapiedi, mostrando a volte segni di contenuta intolleranza quando si trovano a condividere il loro spazio appena conquistato con centinaia di ruote...
Saranno stanchi penso mentre mi portano su per le scale alla fine della giornata. 
Sì, stanchi ma felici, se la godono sotto la doccia, liberi e senza lucchetto.

sabato 20 aprile 2013

terapia 2


Cambiare strada. Ogni giorno, allungando anche un pochino se è il caso, se può servire a ridurre lo stress.
Abbandonare i percorsi pericolosi, allontanarsi dal pavé sconnesso e schifare le rotaie del tram. Niente di personale contro di loro, anzi mi piace andare in tram.
E finirla lì con gli amori impossibili! Scendere sulla terra una buona volta per scoprire che la poesia esiste anche quaggiù.
Conoscere la banalità per trovare l' ingrediente segreto che può renderla sublime.
Nel frattempo perfeziono le mie sacherine sbagliate, insistendo sullo sbaglio, caparbiamente!


sabato 13 aprile 2013

finalmente




Finalmente ho deciso di uscirne. L'ho fatto, sono uscita dal mio inverno, ho deciso, basta!

Questa mattina piena di esitazione ho levato l'impermeabile alla bicicletta: la tenevo lì sotto da mesi, temevo di trovarla ricoperta di muschio e invece no, non ha neppure voluto che le gonfiassi le gomme, era pronta e fremeva per correre fuori.
Mi sentivo così fragile che oltre al casco avrei voluto indossare para stichi e ginocchiere, avevo paura di non essere più capace... e invece è stato proprio come andare in bicicletta!
E questa sera mi sento di nuovo in sella, pronta a pedalare verso l'estate.

venerdì 10 febbraio 2012

inverno


L'odore dell'aria è cambiato. Non so quanto sia sporca ma mi piace.
Gli odori sono i primi innescatori di ricordi e tutti i miei ricordi all'odore di neve
sono preziosi come un cristallo di ghiaccio.
Il freddo riscalda le mie energie in letargo, mi fa venire mille idee e spesso una sola testa non mi basta a contenerle. Le mani poi vorrebbero subito costruire, fare, disfare, sperimentare... uff, non stanno mai ferme e a me sembra sempre di arrivare un po' dopo di loro, anche ora, qui sulla tastiera scopro dalle evidenti tracce di cioccolato che loro sono state qui prima di me. E molto probabilmente a mia insaputa.
Anche le gambe però non scherzano. Ieri mattina di buon ora hanno preteso di attraversare il parco pedalando sulla neve ghiacciata e a me non è rimasto altro da fare che stanare velocemente l'equilibrista che c'è in me perchè ci accompagnasse nel tragitto.
Ma domani, domani...
Il profumo dello zenzero che cuoce all'improvviso mi riporta al momento, questo.

giovedì 10 novembre 2011

SIATE GENTILI CON I CICLISTI




Anche se forse non ve ne accorgete pedalando stiamo facendo qualcosa anche per voi.
Lo so che tante volte vi facciamo innervosire ma il fatto è che non siamo noi i responsabili della scarsa qualità della vostra vita.
Provate a sognare una giornata un po' più lenta, più calma e più silenziosa.
Provate ad immaginarla nei minimi particolari e quando tutti i dettagli saranno al loro posto... regalatevela!
Una volta preso il vizio del silenzio, della calma e del benessere è difficile poi tornare indietro.
Siate gentili con i ciclisti, il nostro equilibrio è già tanto precario.

mercoledì 7 luglio 2010

EQUILIBRIO URBANO


Le 7 e 33. Con tre minuti di ritardo mi scaravento giù per le scale.

Carico la bici, il lucchetto fa i capricci. Poi si arrende.

Fuori dal portone, sta passando il tram. Prendo il marciapiede.

Piano fino a via del Pollaiuolo. Poi scendo in strada e accellero.

Freno, c'è il camion della nettezza nel mezzo. Non riesce a passare, c'è un macchinone in seconda fila. Ringhio e risalgo sul marciapiede. Costeggio la scuola fino all'angolo, scanso i bambini, scanso le mamme, suono piano, chiedo scusa, sorrido.

Poi ancora giù in strada, pigio sui pedali. Via Confalonieri il cantiere. Camion che fa manovra. Cerco di salire sul marciapiede ma c'è una macchina sul passo. Mi fermo aspetto. Ecco si riparte, mi infilo a destra e guadagno l'incrocio. Pedalo, pedalo, pedalo. Il semaforo di Melchiorre Gioia è verde. Devo stare attenta a non farmi stringere sulla destra. Attraverso e giro sulla ciclabile, non prima di aver buttato l'occhio al display del Centro Direzionale che mi segnala le 7 e 42 per 27 gradi. Ah, ecco. Mi pareva che fosse più fresco.

Vado avanti, risalgo Melchiorre Gioia, poi mi butto giù a sinistra verso il sottopasso ma non lo prendo e risalgo sul marciapiede, per fortuna deserto, fino al Fatebene. Le 7 e 46, ho recuperato due minuti. Attraverso il piazzale in diagonale. Il pavé mi scombussola anche l'ultimo neurone e rischio seriamente di essere arrotata. Ma, penso, davanti all'ospedale è comodo.

Rido della mia stupidità e sono già sui Bastioni che arranco mettendo doppia forza in ogni pedalata per neutralizzare la salita.
Porta Venezia.

Pedala, pedala, pedala. Sto accostata sulla destra, suono tutti e due i campanelli per evitare portierate in faccia. Un furgone suona e mi fa cenno di stare più a destra. Lo raggiungo al semaforo solo per dirgli "scusami se esisto", sorrido a denti stretti e attraverso Cinque Giornate a tutta birra con il solito pavé che mi shakera fino al midollo e con la coda dell'occhio vedo che l'orologio sull'angolo segna le 7 e 56. Alla Rotonda non ho nessuno dietro e mi fiondo sulla sinistra, il semaforo è verde, giro. Attraverso Monte Nero, il pavé ora mai non mi fa più nulla. Imbocco via Bergamo, pedalo nello spazio tra le rotaie del tram e le macchine posteggiate. Fischio e scampanello ad una macchina che vorrebbe uscire dal posteggio, giro a destra sul marciapiede, gli ultimi metri e sono in piazzale Libia. Palo, catena, borsa. Apro il portone, apro la porta. Raggiungo la postazione. Sono le 7 e 59 e io sono in anticipo di un minuto.

Adesso posso cominciare la mia giornata di lavoro. Bella fresca!
Dedicato a Federico e Gian Luca,
senza le cui cure il mio equilibrio sarebbe molto più precario...
EQUILIBRIO URBANO è in Via Carmagnola angolo Via Pepe, a Milano (Isola)

giovedì 22 aprile 2010

puzzle


Quando la mattina presto attraverso un pezzo di città in bicicletta faccio fare un po'di ginnastica anche al cervello.

Mi riesce meglio se il percorso è usuale così la bici sa dove andare e io mi limito a pigiare sui pedali.
L'esercizio che preferisco è quello del Puzzle. E' facile.

Comincio col visualizzare tutte le cose della mia vita attuale di cui sono contenta.
Poi visualizzo le persone associandole ad un colore, e i luoghi con il loro odore.
Infine cerco di immaginare tutte le mancanze, i pezzi che non trovano collocazione , o che per trovarla fanno male, e quelli che proprio sembra che non ci siano.
E' facile ma ha la sua bella difficoltà perchè io non conosco il disegno finale. Devo trovare i quattro angoli, o punti di riferimento e poi i lati.

E qui cominciano le vere difficoltà, perchè quattro punti di riferimento e quattro lati al giorno d'oggi non è che si trovano dappertutto.
Insomma il più delle volte quando arrivo a destinazione il Puzzle non è ancora completo. Così domani mi tocca ricominciare da capo.




venerdì 9 ottobre 2009

nuovo punto di vista

Attraversare la città alle sette di mattina in bicicletta.

Molto più vuota che solo mezz'ora più tardi.

Molto più vuota che sul metrò, comunque.

E anche piena di buoni odori: il caffè, le brioches... quelle un pò meno, il mio naso riesce a individuare gli aromi artificiali anche a distanza. E poi l'odore di stampa fresca quando passi vicino alle edicole. Giornali nuovi, appena sfornati. Notizie logore, da far accapponare la pelle. Terremoti, frane, onde anomale, corruzione. E su tutto chi cerca disperatamente di restare a galla, sempre più tronfio nella sua arroganza.

Passo oltre, continuo a pedalare.

I camion della nettezza, qualche furgone del pane, qualche bottega già aperta. Artigiani per lo più, con quel viziaccio di alzarsi presto per lavorare.

Passo oltre, continuo a pedalare. Faccio parte. Si, mi sento parte di questa città. Soprattutto questa mattina che è così presto.

Tanti anni fa, nel corso della mia prima vita, mi capitava abbastanza spesso di pedalare alle sette di mattina. Solo che allora rientravo a casa. Ma allora avevo alre cose per la testa.

Passo oltre, continuo a pedalare. Un nuovo punto di vista, identità portinaia.

Punto di vista singolare, tutto rivolto all'interno. Un bel palazzo Decò.

I camion della nettezza arriveranno tra poco. Chiudo i sacchi, li porto fuori. Pesano poco.

Una domanda mi si forma, inevitabile, nella testa: "Com'è che i ricchi producono così poca spazzatura?"

sabato 8 agosto 2009

ora



Adesso è il momento. Vuoto e silenzio.


Adesso posso sentire la musica del cortile vuoto. Piano, come avesse paura di svegliare qualcuno.


Ogni tanto avverto un piccolo dispiacere. Come una stretta qui, appena sotto lo sterno. Certi momenti ne dimentico il motivo e allora mi tocca interrogarmi per riscoprirlo. E magari accorgermi che potrebbero essere anche un paio di motivi. Contingenti e concomitanti.


Va bene, non è grave. Ci può stare.


Intanto preparo la bicicletta per un lungo giro.


Le strade lo so, saranno tutte mie.

lunedì 27 luglio 2009

ciclosofia


Finalmente qualcuno l'ha fatto.
Ha tirato le fila delle nostre emozioni da sellino, le ha ordinate e le ha fornite di una dignità filosofica.

Ha messo nero su bianco i veri motivi che ogni giorno ci spingono a pigiare allegramente sui pedali creando il vento e snobbando il traffico. Ha elevato e nobilitato il nostro pensiero evidenziando la posizione decisamente più alta di quella dell'automobilista. Ha pazientemente riappiccicato i pezzi del nostro cervello shakerato dai troppi chilometri sul Pavè e ha creato una filosofia dedicata principalmente a noi, fieri ciclisti urbani.
"E il pensiero ciclosofico fondamentale è che ogni corpo su una bicicletta assiste ad uno spostamento del proprio sguardo sul mondo.
All'esterno ci si sposta in bicicletta. Ma all'interno è la bicicletta che ci sposta."
Lui è Didier Tronchet.
Piccolo Trattato di ciclosofia. Il mondo visto dal sellino.
Edizioni Il Saggiatore

giovedì 25 giugno 2009

libertà


Una cosa che mi fa felice di questa mia terza vita è l'indipendenza. Che per me significa poter raggiungere un posto abbastanza lontano in bicicletta.

Oggi ho pedalato lungo il Naviglio Grande fino a Corsico. Non è una grande impresa ma per me verificare di poterlo fare ogni volta che lo desidero è una gran cosa.

Al ritorno poi ho potuto scoprire che quella specie di pista ciclabile è animata da persone di tutti i tipi ed età. C'è chi corre, chi cammina svelto, chi va con i pattini e ovviamente chi pedala. Subito di fianco poi c'è un discreto via vai di vogatori. Tutti animati dal desiderio di farsi del bene, di migliorarsi o perlomeno di buttare fuori un po' di tossine e negatività.

Io intanto pedalavo e misuravo la mia elasticità. Non solo quella dei muscoli ma anche quella della mente. Mi domandavo se fossi pronta ad individuare nuovi obbiettivi e nel caso di necessità avessi saputo cambiare la rotta con sufficiente freddezza e ottimismo.

Mi sono guardata intorno e ho visto il nulla. In realtà non ho costruito niente che mi possa dare la minima sicurezza, niente che mi leghi ad una data situazione.

Non ho niente, a parte la bicicletta e me stessa. Quindi sono libera.

Libera e con tanta voglia di pedalare.

domenica 8 marzo 2009

compleanno


La mattina dell'8 marzo c'è il sole che mi bacia.

Mi lascio scaldare pensando che è la prima volta dopo tanti anni che non devo lavorare. Sorrido nello specchio pensando ai tanti passi fatti.

Sorrido pensando ai miei desideri, che voglio realizzare. Un passo dopo l'altro, come una danza, come un solare fluire.

Oggi festeggio il mio compleanno. Quello originale, quello della prima vita.

Festeggio con un pic-nic al parco. In bicicletta. Sarà una bella giornata. Un nuovo inizio.

sabato 22 novembre 2008

il vento, la bici e la notte


Stasera mi sono sentita davvero eroica. Intorno alla mezzanotte pedalavo a testa bassa per vincere la resistenza del vento.


Un vento bestiale, con le tegole che volavano e pompieri che correvano in sù e in giù a sirene spiegate.


E in mezzo a tutto quel casino... io che pedalo! Beh, adesso mi sento eroica ma prima veramente mi sentivo un pò cretina.


Continuavo a domandarmi perchè cavolo non avevo preso la macchina.


Già perchè?... semplice, perchè mi piace così tanto scorazzare in bicicletta che mi dimentico di avere una macchina.


Semplice, no?


Ma ora sono troppo contenta di essere a casa, sotto al piumone ad ascoltare il vento cantare.

domenica 7 settembre 2008

nascite


E stata una gravidanza lenta, più volte dimenticata, a volte ripresa.

Ultimamente ha avuto uno sprint inaspettato, grazie forse alle lunge ore passate nella solitudine delle guardiole d'agosto.

Alla fine è nato. Viola con i titoli arancioni, in versione morbida o rigida, rallegrato da foto che fanno venire l'acquolina in bocca e da disegni che ti portano sulla riva del mare... in un vecchio e magico Faro.

E' il mio libro.

L'ho chiamato Sublimato di Passione e promette Rimedi per Insufficienza Amorosa.

Dentro ci sono tutte le cose in cui credo, anche se non esistono. Dentro ci sono i sogni, i desideri, ma anche le ricette dei dolci.


Lo trovi on line presso Il Mio Libro, link nei siti da visitare.

martedì 29 luglio 2008

fate




Ultimamente viaggio a cuore aperto.


Ma non soffro.


Il dolore mi scivola via.


Al contrario, sono la gioia e la bellezza a commuovermi.


Ed è un vero incanto.


Si svela davanti al fotogramma di un film, oppure sulla pagina del libro che sto leggendo e, inaspettatamente, anche per la strada.


Così mentre pedalavo su uno dei pochi centimetri di pista ciclabile milanese, il mio cuore si è lasciato accarezzare dal sorriso di una vecchietta, bianca dalla testa ai piedi, che vedendomi passare mi ha sussurrato: "Brava!".... le ho sorriso con le lacrime che già venivano a pizzicarmi gli occhi fino ad affacciarsi al bordo, ma che poi, disciplinate, retrocedevano.




Poi, continuando a pedalare, non potevo fare a meno di pensare a cosa avrà mai voluto dire con quel "Brava!".




Forse voleva plaudire la silenziosità del mio passaggio?




O semplicemente si rallegrava con me per non averla investita?




O forse era una Fata, la mia Fata, che semplicemente voleva incitarmi a proseguire.




Su questa strada.