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domenica 22 gennaio 2012

imprese

Oggi ho scalato una montagna.
Ero preparata, pronta. Studiavo l'itinerario da quasi un mese e benchè sapessi che il dislivello sarebbe stato enorme, ho voluto assolutamente cimentarmi.
E' vero che salendo l'aria era sempre più rarefatta, non sentivo più la mia voce, tremavo e mi sembrava di non riuscire a respirare. Ma sono arrivata in cima.
Volevo farlo, per me, per lui. Era un debito aperto, un debito di riconoscenza.
Tornando, già in macchina, ho sentito le forze andare via e quando sono arrivata a casa ero veramente sfinita.
Ora ho freddo, fame e sonno e non so da che parte cominciare. Il sonno è prepotente e mi fa male dappertutto.
Consumo le ultime energie per scrivere queste righe, per completare la mia missione. Ora posso riposare.

sabato 2 luglio 2011

emozioni a pedale


Mentre attraverso in diagonale davanti al Fatebene sorrido pensando al pensiero che mi faceva sorridere tutte le mattine passando di qui poco meno di un anno fa.
Era il pensiero davvero idiota che farsi arrotare davanti a un ospedale potesse essere molto pratico e conveniente.
Pochi istanti e non sorrido più, anzi, una quantità inverosimile di lacrime mi scende giù all'impazzata, dentro la bocca, per il mento, lungo il collo. Vengono giù da sole, rompendo gli argini dell'autocontrollo dove le avevo confinate, ammortate, degluttite.
All'improvviso la coscienza della sua mancanza. Se mi faccio male ora non ci sarà lui, a cazziarmi prima per poi prendermi in carico, curarmi e riaggiustarmi.
Continuo a pedalare mentre i ricordi arrivano uno dopo l'altro, quando mi ero incrinata due vertebre e non volevo dire come, quando sono riuscita a incendiarmi un piede, ai tempi della mia bottega "alchemica"a Brera, mentre già andavo conquistandomi il suo essere orgoglioso di me, senza che mai venisse meno la sua necessità di cazziarmi, comunque.
E poi gli ultimi discorsi amari, il pudore dei sentimenti, ancora, il caratteraccio, intatto, la resa.
Quasi le otto, sono arrivata, l'urgenza di scrivere asciuga le ultime lacrime di questo pianto inaspettato, prepotente.
Grazie Gae, continua a proteggermi, ovunque tu sia.

venerdì 28 gennaio 2011

mare



La mareggiata cresce ogni giorno di più. A tratti mi entra nella testa il pensiero terribile che non riuscirò mai più ad essere felice.
Attraversando il parco la sera in bicicletta posso confrontare quelle stesse identiche immagini che mi facevano sentire così bene con questo mare grosso che monta. Dov'è finita tutta quella leggerezza?
Ma so che ad un certo punto l'acqua comincerà a ritirarsi e io mi sentirò non solo meglio ma anche migliore.
E' il ciclo continuo e inarrestabile della vita: la parte illuminata, quella che emerge, la chiamiamo vita, la parte oscura, nascosta, dormiente, l'onda che si inabissa, la chiamiamo morte.
Ma è sempre la stessa energia vitale.
Cammina tranquillo ora, ovunque tu sia, mentre il ciclo lentamente continua.
Il pensiero, il ricordo e la gratitudine mi fanno compagnia. Ciao Gae.