domenica 2 marzo 2014

momento

 
non è un gran momento. Non completamente certo, anzi per molti aspetti è davvero un gran momento.
Non è un un gran momento per il modo in cui mi lascio frullare da cento cose diverse perdendo continuamente il mio baricentro.
Vale a dire io, me medesima.
Smetto, a volte per ore, a volte per giorni interi, di essere padrona di me. Annaspo e seguo l'onda semplicemente per non affogare. Passioni scomposte mi costringono a proseguire a zig zag.
Cerco di mettere ordine ma loro giustamente si ribellano. Dicono che il disordine, la sorpresa, l'inaspettato sono aspetti indivisibili della passione stessa. Tocca viverli, oppure rinunciare.
Ed è così che mi convincono che questo in realtà è un momento fenomenale, ricco di imput e di profumi che sarebbe un peccato non seguire anche solo per un istante.
Resto nel frullatore, nel mio disordine di caleidoscopio. Procedo provando, sperimentando, assaporando.
Poi, ne sono certa, qualcosa di fantastico ne verrà fuori.

lunedì 17 febbraio 2014

affezioni

 
mi affeziono , a volte, alle sensazioni.
Alle mie sensazioni o ad una atmosfera.
Mi affeziono alle sembianze di pienezza anche quando so bene che sotto c'è il baratro.
Mi affeziono ai segni invisibili di presenza, anche dentro ad una grande assenza.
Ciò che manca, ciò che non è concreto, ciò che è solo un'intuizione, e non una giusta intuizione ma solo un'intuizione neutra, ecco questo spesso mi basta.
Mi basta per dialogare, confrontarmi, confortarmi.
Sono solo i vantaggi, o i pericoli, di una fantasia incapace di scendere a compromessi con la realtà. 

sabato 25 gennaio 2014

vuoto


Lasciare che il vuoto resti vuoto è una bella impresa.
Come una calamita il vuoto attrae materia per cambiare il proprio stato e diventare pieno.
Si tratti dello stomaco oppure del cuore, della mente o dell'anima è maledettamente difficile mantenere un vuoto.
Eppure il vuoto è fondamentale, non solo per essere riempito ma anche solo per la sua dignità di vuoto, per la sua capacità di generare il nuovo, l'incontaminato, il geniale.
Una volta il vuoto era a rendere. Ora è sempre a perdere, però è riciclabile, purché differenziato.
Come lasciar rimbalzare questi pensieri inutili da un cervello convinto di poter durare di più se sottovuoto, ad altri possibili fantasiosi fruitori.

sabato 11 gennaio 2014

principio


Bisogna celebrare con serietà i riti di inizio.
Un anno nuovo è una bella responsabilità, un po' come un bambino appena nato, o come un amore che potrebbe diventare oppure restare inespresso, rinunciato e indolore.
Possiamo compiere azioni diverse, più o meno consapevolmente. Alcune vorranno essere assolutamente nuove e scaramantiche, altre rassicuranti, calpesteranno sentieri già battuti.
Ma non riusciamo ad ignorarlo, negarlo, snobbarlo.
Io credo nei propositi di inizio anno. Ovvio poi che siano buoni propositi, pieni di valori positivi, pieni di determinazione.
Allora compilo la mia lista, comincio un po' prima del 31 e poi continuo con gli aggiornamenti, cancello e riscrivo per quasi tutto il mese di gennaio. Poi... poi me ne dimentico e non ci penso più.
La mia lista resta a dormire in un cassetto fino a quando per caso mi ricapita tra le mani. Allora piena di curiosità la riapro, chiedendomi cosa cavolo ci sarà scritto mai in quel biglietto e quale sarà stato il motivo perverso per cui l'ho conservato.
Beh, è una bella sensazione scoprire che la mia vita è andata nella direzione dei miei propositi di inizio anno e che posso addirittura mettere il segno "fatto" su molti punti... sì, proprio così, quasi più facile a farsi che a raccontarlo.


sabato 21 dicembre 2013

Calma



e infine la calma è arrivata.
Ho spento il frullatore e facendo attenzione a non ferirmi con le lame, mi sono arrampicata fino al bordo e ho sollevato il coperchio.
Fuori mi aspettava la calma.
Ma non una calma piatta presagio di catastrofi. Mi aspettava una calma piena di musica, emozioni e profumi. 
Una calma straripante di sensazioni, proprio una calma sensazionale!
Sì, vero, qualche cioccolatino ancora qui e là che zampettava, qualche lavoretto da terminare, ma senza fretta, con calma appunto.
E poi i piedi: i miei piedi da stamattina hanno voglia di ballare, chissà forse sarà colpa delle ballerine d'oro scovate chissà dove, già perché io non so ballare. 
O perlomeno così credevo, ma sembra che a loro non importi: i miei piedi ballano malgrado me. 
Dovrò imparare a seguirli, prima o poi, può darsi che mi portino da qualche parte che non riesco ad immaginare...


mercoledì 27 novembre 2013

Senza un computer...



Occorre, o perlomeno mi occorre, un silenzio quasi assoluto per poter ascoltare i bisbiglii dell'intuizione, per non correre dietro affannata alle cose da fare e metterle invece in fila dietro di me. Una fila un po' scomposta certo, disordinata, pronta a scavalcarmi per costringermi a rincorrerla in ogni direzione.
Mi occorre anche un bel buio di velluto blu, assoluto e avvolgente per poter vedere con chiarezza tutti i colori di quell'unico delizioso e potentissimo raggio di luce. Così luminoso eppure così invisibile alla luce!
Mi occorre tutto questo in certi giorni magici in cui il tempo e' al mio servizio e lo spazio e' solo un foglio su cui dipingere/scrivere/immaginare.

sabato 26 ottobre 2013

abitudini


Le abitudini sono rassicuranti, sono scarpe un po' sformate con cui è più facile camminare.
Le abitudini sono comode anche perché costringendoci a guardare sempre dallo stesso punto di vista ci evitano domande, delusioni e dolori.
Ci evitano anche salti in avanti, batticuori inaspettati e deliziosi voli nel vuoto. Ci evitano, a volte, profonde e geniali intuizioni.
Così ci si abitua all'amore ma anche al disamore, che poi forse sono l'uno la conseguenza dell'altro.
Ci sia abitua a pedalare al punto che una settimana senza bici ti stronca.
Ci si abitua a scrivere i propri pensieri su un blog e poi a volte ci si abitua a non scriverli più, un po' per pigrizia un po' per rivendicare la propria libertà.
Ci sono cose però, credo si chiamino emozioni, che vanno al di là delle abitudini, che per quanto ignori, neghi, dimentichi, sanno venire a turbarti, ad invitarti dolcemente a riprendere un discorso interrotto.
Che si tratti di scrivere, leggere, amare, parlare, assaggiare o cucinare. Purché sia un'emozione.