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Pare che dal mio famigerato pollice nero stia emergendo un timido pollice verde.
E' vero che negli ultimi anni ho assassinato 3 kentie, una mimosa e svariate piantine di cui non sono stata nemmeno capace di imparare il nome, vero ma...
sembra che a partire proprio dal primo gennaio, quando un ciclamino, peraltro color ciclamino, ha voluto omaggiarmi di una fioritura inaspettata sulla finestra della cucina, beh da quel giorno le mie piantine non solo sopravvivono ma si permettono anche di essere un tantino rigogliose.
Scrivo tutto ciò solo per arrivare a dire che non importa quanto sia nero il tuo pollice, "dentro" c'è sicuramente un anima verde, o rosa, o persino tutta d'oro!
...e dico pollice ma potrei dire cuore, o pensiero, o vita!
I colori sono dentro di noi, basta crederci... e nutrirli!
Mi alleno nell'arte di escludere la mente. Voglio resettare ogni pensiero e privarmi di ogni facoltà connettiva... almeno per un po'!
Voglio provare ad ascoltare/sentire senza il filtro di una mente impicciona e saccente.
Voglio mandare in vacanza il cervello in un luogo remoto, senza mezzi a disposizione per tornare a casa.
Perchè lui è tenace e furbo: se mi limito a chiuderlo in un cassetto ecco che dopo un attimo salta fuori e mi torna a molestare, stacco la spina e lui mi si riconnette wireless...
Mi costringe a pensare, ma non è questo il peggio, mi costringe a pensare in un certo modo, nel suo modo.
E il modo di un cervello è sempre quello, un po' razionale se è di quella natura, ma più spesso in modo petulante, basandosi cioè sulle esperienze vissute, passate e probabilmente mal digerite.
Certo l'allenamento è impegnativo ma sono convinta che presto il mio muscolo del vuoto saprà prendere il giusto spazio.
Tornando a casa quando è buio l'odore è già quello delle sere d'estate.
Stasera però ho negli occhi i colori di Ivano ma non solo.
Pedalo piano pensando a quanto possiamo fare per rendere la nostra vita un'opera d'arte.
Quanto più la salita è dura quanto i colori sono vivi, vitali di una vita propria, o forse di noi.
Ci vuole tanta forza certo, bisogna andarla a stanare proprio lì, nel nostro centro.
Credo proprio che ci sia questo dentro a questi colori.
Grazie Ivano!
non è un gran momento. Non completamente certo, anzi per molti aspetti è davvero un gran momento.
Non è un un gran momento per il modo in cui mi lascio frullare da cento cose diverse perdendo continuamente il mio baricentro.
Vale a dire io, me medesima.
Smetto, a volte per ore, a volte per giorni interi, di essere padrona di me. Annaspo e seguo l'onda semplicemente per non affogare. Passioni scomposte mi costringono a proseguire a zig zag.
Cerco di mettere ordine ma loro giustamente si ribellano. Dicono che il disordine, la sorpresa, l'inaspettato sono aspetti indivisibili della passione stessa. Tocca viverli, oppure rinunciare.
Ed è così che mi convincono che questo in realtà è un momento fenomenale, ricco di imput e di profumi che sarebbe un peccato non seguire anche solo per un istante.
Resto nel frullatore, nel mio disordine di caleidoscopio. Procedo provando, sperimentando, assaporando.
Poi, ne sono certa, qualcosa di fantastico ne verrà fuori.
mi affeziono , a volte, alle sensazioni.
Alle mie sensazioni o ad una atmosfera.
Mi affeziono alle sembianze di pienezza anche quando so bene che sotto c'è il baratro.
Mi affeziono ai segni invisibili di presenza, anche dentro ad una grande assenza.
Ciò che manca, ciò che non è concreto, ciò che è solo un'intuizione, e non una giusta intuizione ma solo un'intuizione neutra, ecco questo spesso mi basta.
Mi basta per dialogare, confrontarmi, confortarmi.
Sono solo i vantaggi, o i pericoli, di una fantasia incapace di scendere a compromessi con la realtà.
Lasciare che il vuoto resti vuoto è una bella impresa.
Come una calamita il vuoto attrae materia per cambiare il proprio stato e diventare pieno.
Si tratti dello stomaco oppure del cuore, della mente o dell'anima è maledettamente difficile mantenere un vuoto.
Eppure il vuoto è fondamentale, non solo per essere riempito ma anche solo per la sua dignità di vuoto, per la sua capacità di generare il nuovo, l'incontaminato, il geniale.
Una volta il vuoto era a rendere. Ora è sempre a perdere, però è riciclabile, purché differenziato.
Come lasciar rimbalzare questi pensieri inutili da un cervello convinto di poter durare di più se sottovuoto, ad altri possibili fantasiosi fruitori.
Bisogna celebrare con serietà i riti di inizio.
Un anno nuovo è una bella responsabilità, un po' come un bambino appena nato, o come un amore che potrebbe diventare oppure restare inespresso, rinunciato e indolore.
Possiamo compiere azioni diverse, più o meno consapevolmente. Alcune vorranno essere assolutamente nuove e scaramantiche, altre rassicuranti, calpesteranno sentieri già battuti.
Ma non riusciamo ad ignorarlo, negarlo, snobbarlo.
Io credo nei propositi di inizio anno. Ovvio poi che siano buoni propositi, pieni di valori positivi, pieni di determinazione.
Allora compilo la mia lista, comincio un po' prima del 31 e poi continuo con gli aggiornamenti, cancello e riscrivo per quasi tutto il mese di gennaio. Poi... poi me ne dimentico e non ci penso più.
La mia lista resta a dormire in un cassetto fino a quando per caso mi ricapita tra le mani. Allora piena di curiosità la riapro, chiedendomi cosa cavolo ci sarà scritto mai in quel biglietto e quale sarà stato il motivo perverso per cui l'ho conservato.
Beh, è una bella sensazione scoprire che la mia vita è andata nella direzione dei miei propositi di inizio anno e che posso addirittura mettere il segno "fatto" su molti punti... sì, proprio così, quasi più facile a farsi che a raccontarlo.